Kanye West è il vero sogno americano, oggi

“Yeezy Season Is Approaching”  non è un nuovo tormentone che arriva direttamente da Game Of Thrones – l’inverno è alle spalle ormai – ma un termine che blog e siti americani usano per definire l’arrivo di un nuovo disco di Kanye West, per gli amici Ye e poi Yeezy, usanza gergale comune nell’hip hop. Come molte delle cose che lo riguardano, è una definizione coniata da se stesso (primo verso della prima traccia di “Yeezus”, 2013). Kanye è un personaggio chiave dell’ultimo ventennio per il music biz e i media; ha iniziato come produttore rap, poi è diventato rapper, allargando il braccio della sua attività dalla discografia al mondo del fashion, trasformandosi, all’occorrenza, in stilista. Pur rappresentando orgogliosamente la cultura nera, si è imposto come fattore di rottura nel sistema a cellette della produzione mainstream, rivendicando il diritto a non essere soltanto un rapper, il diritto a non essere confinato in quella che lui chiama music box e che Tiziano Terzani avrebbe definito “gabbietta da piccione”, il diritto a creare. Usa i media in maniera disinibita, come alcune donne fanno con il loro corpo, e lascia che i fattori climatici della sua stagione vengano annunciati con ampio anticipo.

E’ tutto apparentemente iniziato poco meno di un anno fa, con la Roc Nation che annuncia ad aprile 2014 l’annullamento di alcune date live perché Kanye è impegnato in studio di registrazione: un nuovo disco è previsto per ottobre. Mondiali in Brasile: Adidas pubblica uno spot che vede protagonista l’argentino Messi, la cui colonna sonora è proprio del buon Kanye, “God Level”. Ad agosto, compare su YouTube una versione leakkata di “All Day”, un inedito, mentre il mese successivo la moglie Kim Kardashian posta su Instagram una foto della loro bimba sulle braccia del padre all’interno di uno studio di registrazione. A settembre il rapper-singer di Brooklyn Theophilus London posta una foto su Instagram in cui i due vengono ritratti assieme, e nella foto si parla di questo mercoledì sera a Parigi: venti persone chiuse in una dark room ad ascoltare in super anteprima il nuovo disco di Kanye messo in repeat tre volte, come la risurrezione di Gesù, ahem, Yeezus. Poco dopo, in un’intervista alla radio Philadelphia’s Power 99, si autodefinisce – più che musicista – “a christian revolutionary visionary” e“creative genius” ; poi parla di un nuovo album, ancora senza titolo, pronto ad uscire prima dell’estate 2015.

Sono tutti elementi ciclici. Che tornano. Come Pollicino con i sassi, la strada è segnata.

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La copertina di “Only One”

Una strada in campagna, in questo caso, è lo scenario del videoclip diretto da Spike Jonze per “Only You”, la prima di una serie di collaborazioni fra Kanye e Paul McCartney, che esce il 31 dicembre 2014, quasi a sottolineare con maggiore forza simbolica l’arrivo della Yeezy Season. Si tratta una dolcissima ballata in cui l’ex Beatles improvvisa qualcosa al Rhodes, mentre West si lascia andare al flusso dei suoi pensieri; il tutto a registratori accesi in un bungalow di Los Angeles. Sarà solo successivamente, riascoltando i demo, che Kanye si accorge di non ricordarsi esattamente cosa abbia detto, realizzando che le parole da lui usate non fossero in realtà sue, bensì della povera mamma scomparsa nel 2007: praticamente, è come se, attraverso il figlio, canti alla nipote. In alcune parti del testo, è Donda West a parlare. Dice: “Hello Mari” – salutando il figlio con il suo secondo nome – Omari; dice “Hello my only one” , traducendo Kanye in Swahili: “only one”, l’unico. Se consideriamo che Omari nella stessa lingua significa “Dio l’altissimo” possiamo capire come Mr. West non abbia avuto grandi patemi d’animo ad auto-appellarsi Yeezus, una crasi fra Yeezy e Gesù: il suo nome all’anagrafe italiana risulterebbe più o meno L’Unico Dio Altissimo Ovest. E’ stato perfino modesto.

Ci sono diversi retroscena di questa canzone che raccontano più del personaggio. Il produttore Rick Rubin in una nota su Genius racconta di essere stato contattato da Kanye il giorno prima di capodanno. “Sto pensando di fare uscire Only One domani, Rick”  – “dobbiamo mixarla?”“in realtà non è molto cambiata, te la mando”. Il pezzo è infatti molto minimale; nonostante tre fonici e altrettanti studi di master allertati per il lavoro all’ultimo, in due giorni il pezzo viene chiuso e pubblicato. “Mi faceva venire l’ansia, ma poi ho capito: a lui piace lavorare così”, scrive Rubin. Impulsivo e passionale, dall’ego smisurato, ma sempre capace di affiancarsi ai migliori, e dai migliori trarre il loro meglio. Non è una caratteristica scontata: è una sorta di presa di coscienza dei propri limiti. Kanye riesce a unire i puntini con una creatività – ebbene sì – rivoluzionaria.

Kany e Paul, li unisce lo spirito
Kanye e Paul, li unisce lo spirito

Non è dunque casuale che sia stato proprio Paul McCartney (che divenne Sir proprio oggi, nel 1997) a collaborare in “Only One”. Fu proprio lui a scrivere per i Beatles la ballata “Let It Be”, che si apre con un richiamo a Mother Mary, la povera mamma Maria, che, ogni volta il figlio si trovi in mezzo a qualche problema, arriva a sussurrare parola di speranza. In comune i due hanno anche una simile esperienza spirituale extra-sensoriale: per la canzone “Friends To Go”, sir Paul dichiarò di essersi sentito (dentro) George Harrison, il suo ex compagno di band defunto da tre anni: “Mi sono sentito lui, mentre la scrivevo. Era come se fossi lui che scriveva una sua canzone. Così l’ho semplicemente scritta, è stato semplicissimo, perché non ero davvero io a scriverla”.

Il vero capolavoro di team up viene però ufficializzato quasi un mese dopo. Si tratta del primo singolo del nuovo disco di Rihanna (ma non è detto che non venga inserita anche nel prossimo disco di Kanye): la popstar delle Barbados sta per tornare, sceglie “FourFiveSeconds” come primo antipasto, affiancata proprio a West e McCartney. Boom! Il brano, nonostante annoveri nove autori sia stato registrato in tre studi diversi (Jungle City Studios a New York, Windmark Recording a Santa Monica e No Name Studios in Messico) è una canzone pop radio friendly dal sapore seventies, minimale, con chitarra acustica e poco altro. Il video è altrettanto scarno, un bianco e nero che ritrae i tre impegnati a performare le loro parti. Vestono solo giubbotti di jeans, il motivo lo spiega Rihanna: “E’ stata un’idea di Kanye: fare qualcosa di street e assolutamente americano. Il Denim non passa mai di moda. E’ classico, è iconico, just like the fucking Beatles.”

Finisce gennaio, arriva febbraio, mese chiave per il mondo della moda e mese chiave per Kanye, la cui stagione è appena cominciata. Il 12, finalmente debutta la sua prima linea di vestiti in collaborazione con Adidas Originals: si chiama YEEZY SEASON 1, scarpe e abbigliamento, presentati all’interno della New York Fashion Week, con ospiti come i suoi cari amici Beyoncé e Jay-Z, la compagna Kim Kardashian, star come Rihanna, Drake, Justin Bieber e P. Diddy, in prima fila (appena dietro invece solo ragazzi senza particolare ruolo), senza dimenticare Anna Wintour di Vogue USA e Franca Sozzani di Vogue Italia nel backstage. Per Kanye la moda non è soltanto una nuova giacca, ma design: “solo il design può salvare il mondo; l’arte è essere liberi, il design è risolvere problemi”. E’ una assoluta liberazione, una sorta di nuova emancipazione razziale: la celebrity, la star che aiuta l’incremento delle vendite, viene prima respinto nei suoi tentativi di partecipare creativamente al prodotto; infine, dopo una lunga campagna, ottiene la sua possibilità, e finisce in trionfo, con vendite in super positivo per Adidas.

Tutti dovrebbero avere la propria opportunità di bere dalla stessa fontana. L’idea di esclusività è il nuovo concetto di fontana per gente di colore.

In questo momento, la moda più che la musica serve a Kanye per esprimere concetti a lui cari. In un’intervista con l’ex conduttore radiofonico BBC Zane Low, c’è nuovamente l’occasione per esprimere concetti che uniscono il pensiero di Walt Disney a Steve Jobs, senza dimenticare Martin Luther King, sebbene non venga mai esplicitamente citato. E’ l’idea che ogni giornata sia una sfida nuova, “come quando vai in palestra, devi lavorare duro e ricordare a tutti la tua visione, non importa come, devi farlo instancabilmente e in maniera totale”.  E’ un sfida che va combattuta non per avere “una casa più grande o una Lamborghini più veloce”, ma per dare qualcosa alla gente, per farla sentire se stessa: “una volta ho chiesto a un mio assistente come stesse con i miei vestiti addosso; ‘potente’, mi ha risposto. Quello è il nostro principale obiettivo. Come dice la canzone: ‘nessun uomo dovrebbe avere tutto quel potere’. Vero, nessuno. Tutti dovrebbero averlo”. Allargando la visione, il concetto di nuova schiavitù viene allargato: “Esclusività è la nuova N-word, la parola che non si può usare (si riferisce a ‘negro’, NdR). Niente dovrebbe essere esclusivo. Tutti dovrebbero avere la propria opportunità di bere dalla stessa fontana. L’idea di esclusività è il nuovo concetto di fontana per gente di colore”.

Così il futuro è fusion, in cui mischiare culture, umanità e persone, nel nome dell’unico genere umano cui tutti apparteniamo. La prova più lampante è il terzo capitolo della collaborazione con Paul McCartney, per cui Kanye procede ancora con similitudini con la moda: “incontrarlo è stato come incontrare Ralph Lauren. Whoa, sono i più grandi nel loro campo di tutti i tempi!”. Il nuovo singolo si intitola “All Day” (esatto, proprio quella comparsa come leak su YouTube ad agosto scorso), oltre a Sir Paul annovera fra i featuring Theophilus London (uno dei primi testimoni dell’avvento della Yeezy Season) e come terza parola del testo ha proprio la N-word di cui sopra (quella vera, non “esclusività”). E’ forse il primo singolo vero e proprio di “So Help Me God”, il prossimo disco di Kanye West. Uno per cui l’inaspettata virtù degli ignoranza potrebbe essere definizione aperta e a più strati. Uno dei pochi oggi ad unire visione a prodotto, musica e moda, arte e industria, individualismo e democrazia in una nuova incarnazione, tremendamente affascinante e contemporanea, di sogno americano.

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